Mio padre

Questa è una raccolta immagini, un progetto, qualcosa, su mio padre. Era già da tempo che volevo pubblicare questo lavoro, ma non me la sentivo; di base odio esporre la mia emotività, i miei sentimenti. Il motivo principale per cui ho fotografa e fotografo mio padre, e motivo di tale raccolta e progetto, è perché molto semplicemente non ho mai fotografato mia mamma, neanche per sbaglio e neanche nelle foto che facevo da piccolo in gita.

E’ una ferita che mi accompagnerà sempre, presumo, e non a caso raramente faccio foto “allegre”, a meno che il momento ripreso non lo sia di suo. Ho optato per il bianco e nero, perché lo prediligo, mi piace, e, come alcuni maestri, per me, per il mio modo di fotografare, che è molto opinabile, riesce a distrarmi meno dal senso rispetto alle foto a colori (ovviamente dipende da che tipo di foto a colori), lo reputo più evocativo, emozionale.

Ho cercato, spinto dalla mancanza della possibilità di fotografare mia mamma, morta, per chi se lo chiedesse, nel 2006 per un tumore, di fotografare mio padre, cercando di carpirne l’essenza, cosa non facile, visto che, anche se può non sembrare, è molto restio nel farsi fotografare; come dargli torto d’altronde, di solito spaventa tutti l’essere ripreso nell’intimità da un altro.

In questi mesi ho fotografato molte persone, dai ritratti, ai matrimoni a persone con patologie non molto simpatiche, se così vogliamo definirle senza dargli un’accezione negativa. In tutti i casi ho notato, anche se non ci voleva uno scienziato a constatarlo, che col passare del tempo, la percezione di sé stessi cambia, anche a distanza di giorni, essendo quasi sempre più negativa, perché vediamo i segni del tempo scorrere sui nostri volti.

Di conseguenza pure mio padre, credo, spero non legga, ha iniziato a notare questo, infastidendosi un po’, perché alla fine le fotografie di noi stessi spesso ci fanno da specchio e un po’ tendono a rattristarci perché vediamo come eravamo e cosa avevamo e soprattutto ci mettono in dialogo con noi stessi, ci permettono di osservarci, cosa che di questi tempi frenetici, non è semplice fare.

Francesco Nigi 
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